L’incontro svoltosi al Ministero dell’Istruzione e del Merito sulle prossime immissioni in ruolo degli insegnanti, compresi i docenti di religione cattolica, rappresenta senza dubbio un avanzamento rispetto alle previsioni iniziali. Dai circa 500 posti che erano stati prospettati per la procedura straordinaria e dai circa 1.900 per il concorso ordinario, si è giunti alla definizione di 2.628 assunzioni complessive, suddivise in 656 posti destinati alla procedura straordinaria e 1.972 a quella ordinaria.
Un risultato che, pur migliorativo rispetto alle attese, non può essere considerato pienamente soddisfacente.
I 656 posti assegnati alla procedura straordinaria rappresentano infatti appena il 10% circa dei docenti ancora presenti nelle graduatorie di merito, una percentuale che lascia irrisolta la posizione della stragrande maggioranza degli insegnanti che attendono da anni una stabilizzazione. Diversa la situazione per il concorso ordinario, i cui 1.972 posti dovrebbero sostanzialmente consentire l’assunzione di tutti i candidati utilmente collocati nelle graduatorie.
Resta ora fondamentale attendere i decreti degli Uffici Scolastici Regionali che definiranno la ripartizione dei posti tra le singole diocesi. È proprio su questo aspetto che si concentrano le maggiori preoccupazioni: laddove il contingente del 70% risulti già saturo, difficilmente sarà possibile procedere con nuove immissioni in ruolo, vanificando di fatto le aspettative di molti candidati pur in presenza di posti autorizzati a livello nazionale.
Permangono inoltre forti perplessità sull’atteggiamento delle organizzazioni sindacali rappresentative che, nonostante dichiarazioni e promesse ripetute nel corso degli anni, non sono riuscite a ottenere una reale equiparazione dei docenti di religione agli altri insegnanti della scuola statale. La categoria continua infatti a essere trattata come un comparto separato, senza raggiungere quella stabilizzazione generalizzata che caratterizza il restante personale docente a tempo indeterminato.
“La copertura dei posti dell’ordinario non rappresenta una conquista, ma semplicemente quanto dovuto ai docenti che hanno superato un concorso bandito ormai due anni fa”, dichiara la professoressa Mariangela Mapelli, segretaria del SAIR. “Diversamente, i numeri destinati alla procedura straordinaria costituiscono un’inezia rispetto alle reali esigenze del personale ancora precario.”
Secondo il SAIR, è ormai evidente che il limite del 30% previsto dall’attuale sistema di reclutamento debba essere profondamente rivisto. Una richiesta avanzata da anni che, tuttavia, continua a rimanere priva di risposte concrete.
“Non bastano più gli annunci o le dichiarazioni di principio. Serve una scelta politica chiara e coraggiosa che modifichi una normativa ormai superata e consenta finalmente di garantire una reale stabilizzazione dei docenti di religione. È il momento dei fatti, non di proclami che, dopo tanti anni, rischiano ormai di apparire stanchi e privi di reale efficacia.”
L’auspicio è che questo rappresenti soltanto un primo passo e che il confronto con il Ministero possa tradursi rapidamente in interventi normativi capaci di superare gli attuali vincoli, consentendo l’utilizzo integrale dei posti disponibili e offrendo una concreta prospettiva di ruolo a tutti i docenti che da anni attendono il riconoscimento del proprio percorso professionale.

