La stagione concorsuale destinata ai docenti di religione cattolica sta producendo i primi effetti sul piano delle assunzioni, ma secondo il sindacato Fensir il problema del precariato rimane tutt’altro che risolto. In modo particolare nel centro e sud Italia.
Tra gli anni scolastici 2025/26 e 2026/27 sarà infatti immesso in ruolo circa il 50% dei candidati risultati idonei alle procedure concorsuali. I posti destinati al concorso straordinario sono complessivamente 6.500, a fronte di circa 13.000 idonei. Le assunzioni previste riguarderanno 6.000 docenti nell’anno scolastico 2025/26 e i restanti 500 nel 2026/27.
A questi numeri si aggiungono quelli relativi al concorso ordinario, dal quale dovrebbero derivare ulteriori 1.900 immissioni in ruolo. Un intervento significativo che consentirà a migliaia di insegnanti di ottenere finalmente la stabilizzazione dopo anni di servizio, ma che non sarà sufficiente a eliminare il fenomeno del precariato.
«Con questi concorsi non si è estinto il precariato», osserva Mariangela Mapelli, segretaria nazionale del Fensir SAIR. «Per garantire una reale stabilizzazione del personale saranno necessari ancora molti anni, considerato l’elevato numero di insegnanti che continueranno a prestare servizio con incarichi annuali».
Alla base della questione vi è la particolare disciplina prevista per gli insegnanti di religione cattolica. La Legge n. 186 del 2003 stabilisce infatti che il 70% dei posti sia coperto da personale di ruolo, mentre il restante 30% venga assegnato annualmente attraverso incarichi conferiti dagli Ordinari diocesani.
Secondo la Fensir, proprio questo meccanismo rappresenta oggi uno dei principali ostacoli al superamento definitivo della precarietà. «Sarebbe semplice superare questa precarietà strutturale», afferma Giuseppe Favilla, Segretario Generale della Fensir. «Quel 30% di posti riservati al personale non di ruolo non ha più ragione di esistere. Una modifica legislativa consentirebbe di adeguare il sistema alle esigenze reali delle scuole e di stabilizzare progressivamente tutti i posti necessari».
Il sindacato sottolinea inoltre la necessità di rendere regolare il reclutamento degli insegnanti di religione cattolica, evitando che trascorrano decenni tra una procedura concorsuale e l’altra. «Occorre programmare concorsi ordinari con cadenza biennale o triennale», aggiunge Favilla. «Solo così si potrà garantire il ricambio generazionale, evitare il formarsi di nuovo precariato e assicurare una gestione più efficiente degli organici».
Le assunzioni previste nei prossimi anni rappresentano certamente una risposta attesa da oltre vent’anni da migliaia di docenti. Ma con l’organico al 70%, sarà molto lunga e qualcuno dei docenti, non più giovani in età ma con un decennio e oltre di insegnamento sarà destinata ad andare prima in pensione che ottenere il ruolo. Dobbiamo superare stabilmente il 70% e arrivare al 100% con procedure automatiche di assunzione in ruolo. Il percorso verso una piena stabilizzazione del settore richiede ancora interventi normativi e una diversa programmazione del reclutamento, affinché il precariato non continui a essere una componente strutturale del sistema.

