Grave disfunzione dello Stato: denuncia sindacale di FENSIR e SAIR
Le organizzazioni sindacali FENSIR – Federazione Nuovi Sindacati Istruzione e Ricerca e SAIR – Sindacato Autonomo Insegnanti di Religione intervengono con una ferma denuncia pubblica in merito alla liquidazione impropria del TFR che sta coinvolgendo numerosi docenti di religione cattolica, colpiti da provvedimenti amministrativi privi di qualsiasi fondamento giuridico reale.
Si tratta di una vicenda estremamente grave, che non può essere liquidata come un semplice errore tecnico, ma che rivela una profonda disorganizzazione amministrativa dello Stato, capace di produrre effetti concreti e potenzialmente dannosi sulla vita lavorativa, economica e previdenziale dei docenti.
Una liquidazione senza cessazione: un fatto inaccettabile
È necessario affermarlo con forza e senza ambiguità:
–> nessun docente di religione cattolica ha cessato il servizio.
Non vi è stata:
- né una cessazione giuridica del rapporto di lavoro;
- né una cessazione economica;
- né una sospensione reale dell’attività lavorativa.
Eppure, per effetto di registrazioni errate nei sistemi amministrativi centrali, è stata formalmente rilevata una interruzione del rapporto di lavoro che non esiste nella realtà, attivando automaticamente la liquidazione del TFR.
Questo rappresenta una distorsione gravissima del principio di legalità amministrativa, secondo cui gli effetti giuridici dovrebbero derivare da fatti reali e non da errori informatici.
Errori sistemici e responsabilità istituzionali
FENSIR e SAIR respingono con decisione qualsiasi tentativo di scaricare sui lavoratori la responsabilità di quanto accaduto.
La vicenda è il risultato di una catena di errori e omissioni, tra cui:
- mancata trasmissione corretta dello status giuridico dei docenti;
- assenza di coordinamento tra amministrazioni centrali;
- utilizzo di procedure difformi rispetto a quelle ordinarie;
- mancanza di controlli preventivi prima dell’attivazione delle procedure di liquidazione.
In particolare, l’utilizzo di contratti cartacei, non correttamente integrati nei sistemi informativi ordinari, ha prodotto uno scollamento tra la continuità reale del servizio e la sua rappresentazione formale nei database amministrativi.
L’assegno ad personam: un caos normativo irrisolto
Uno degli elementi più critici della vicenda è rappresentato dalla gestione confusa dell’assegno ad personam, su cui per anni sono mancate indicazioni chiare, univoche e definitive.
Le amministrazioni competenti:
- non hanno chiarito tempestivamente la natura giuridica dell’assegno;
- non hanno definito con precisione il corretto trattamento economico;
- hanno prodotto continue rettifiche, interpretazioni difformi e interventi tardivi.
Questo ha determinato ritardi, correzioni successive e incongruenze contrattuali, che i sistemi informatici hanno tradotto in una falsa discontinuità lavorativa, con effetti devastanti sul piano previdenziale.
Il TFR non è una concessione, ma un diritto
Il Trattamento di Fine Rapporto non è un favore dello Stato né una somma erogabile a discrezione amministrativa.
È un diritto del lavoratore, che matura nel tempo e che deve essere liquidato solo in presenza dei presupposti di legge, primo fra tutti la cessazione effettiva del rapporto di lavoro.
Costringere i docenti a ricevere oggi somme che rappresentano 10, 15, 20 o 25 anni di TFR significa:
- alterare artificialmente la loro posizione previdenziale;
- frammentare una carriera che è invece continua;
- esporre i lavoratori a incertezze future sulle modalità di riliquidazione.
Nessuna imposizione: la scelta deve essere libera e consapevole
FENSIR e SAIR ribadiscono che:
- la liquidazione può essere sospesa (CLICCA QUI PER LE MODALITA‘;
- è possibile chiedere il riallineamento della posizione contributiva;
- l’eventuale accettazione del TFR deve essere una scelta personale, libera e consapevole, non l’effetto di un errore dello Stato.)
È inaccettabile che i docenti vengano messi davanti a un bivio forzato:
incassare somme non richieste oppure intraprendere percorsi amministrativi complessi per correggere errori non propri.
Le richieste politiche e sindacali di FENSIR e SAIR
Alla luce di quanto accaduto, FENSIR e SAIR avanzano richieste chiare e non rinviabili:
- riconoscimento formale dell’errore amministrativo;
- blocco immediato delle liquidazioni improprie del TFR;
- riallineamento automatico e non oneroso delle posizioni contributive;
- indicazioni definitive, chiare e vincolanti sul trattamento economico e sull’assegno ad personam;
- tutela piena e integrale dei diritti previdenziali dei docenti di religione cattolica.
Conclusione: i lavoratori non sono un file da correggere
Questa vicenda dimostra, ancora una volta, come i lavoratori vengano trattati non come persone, ma come pratiche amministrative, da correggere a posteriori quando qualcosa non funziona.
FENSIR e SAIR continueranno la loro azione di denuncia, pressione istituzionale e tutela legale, perché nessun docente di religione cattolica deve pagare il prezzo dell’incapacità amministrativa dello Stato.
La continuità del servizio va rispettata.
I diritti previdenziali vanno garantiti.
Gli errori dello Stato non possono e non devono ricadere sui lavoratori.

