Si stanno concludendo in queste settimane gli ultimi adempimenti legati all’anno di formazione e prova per circa 6.000 docenti di religione cattolica assunti a tempo indeterminato nell’anno scolastico 2025/26. Un passaggio amministrativo previsto per tutti i neoassunti, ma che per molti insegnanti di religione assume un significato molto più profondo.
Dietro la conferma in ruolo non c’è infatti soltanto il superamento di un anno scolastico. Ci sono storie di attesa durate decenni, percorsi professionali costruiti tra incarichi annuali, trasferimenti, incertezze e una precarietà che ha segnato intere generazioni di docenti.
Tra le testimonianze che in queste settimane stanno circolando sui social, particolarmente significativa è quella di Aurelia Ravasio, che ha raccontato con ironia e commozione il momento della conferma in ruolo:
«Dopo vent’anni di corteggiamento al limite dello stalking… supplenze, dubbi, incertezze, incarichi annuali, decine di scuole, estati in attesa, studio, concorso, anno di prova e formazione… finalmente il Ministero mi ha detto sì!».
Parole che, tra sorrisi e metafore matrimoniali, descrivono efficacemente il sentimento condiviso da migliaia di insegnanti che hanno atteso per anni il riconoscimento della propria professionalità.
Una storia simile è quella di Giuseppe Favilla, Segretario Generale della Fensir, che proprio in questi giorni ha concluso positivamente il proprio anno di formazione e prova, ottenendo la conferma in ruolo dopo un percorso iniziato il 3 settembre 2002.
Ventiquattro anni di insegnamento, vissuti tra passione educativa, aggiornamento professionale e impegno sindacale.
«Chi ha vissuto il precariato sa cosa significhi costruire la propria vita professionale senza certezze, affrontare ogni anno scolastico senza sapere cosa riserverà quello successivo, attendere per anni che un diritto diventi finalmente realtà», ha scritto Favilla nel giorno della conferma.
Un traguardo personale importante che, tuttavia, non modifica l’impegno sindacale portato avanti in questi anni.
«La stabilizzazione personale non cancella le ingiustizie che ancora oggi vivono molti colleghi. Anzi, rende ancora più forte la responsabilità di continuare a lavorare affinché ciò che è accaduto alla nostra generazione non si ripeta più».
È questo il messaggio che emerge con forza dalle testimonianze di tanti docenti che stanno vivendo questo momento. La soddisfazione per il ruolo conquistato non si trasforma in appagamento individuale, ma nella consapevolezza che migliaia di colleghi restano ancora in attesa di una stabilizzazione.
Per la Fensir, infatti, la conclusione dell’anno di prova rappresenta certamente una festa personale e professionale per chi finalmente vede riconosciuto il proprio lavoro, ma non può diventare il punto finale di una battaglia che riguarda l’intera categoria.
Restano aperte le questioni legate al superamento del precariato strutturale previsto dalla Legge 186 del 2003, alla necessità di programmare concorsi con regolarità e alla costruzione di un sistema di reclutamento che non costringa più i docenti ad attendere venti o venticinque anni prima di ottenere la stabilità lavorativa.
Per questo motivo, mentre migliaia di insegnanti celebrano la conclusione del proprio anno di formazione e prova, il sindacato rinnova il proprio impegno affinché le future generazioni di docenti di religione non debbano attraversare le stesse lunghe attese.
Per molti è il coronamento di un sogno. Per la Fensir è anche il promemoria di una responsabilità: non smettere di lottare finché il diritto alla stabilità non sarà garantito a tutti e finché nessun docente sarà più costretto a trascorrere decenni nella precarietà prima di vedere riconosciuta la propria professionalità.

