Il dibattito sul futuro dell’insegnamento della religione cattolica (IRC) nella scuola italiana sta attraversando una fase di profondo ripensamento. A quarant’anni dalla revisione del Concordato del 1984, la disciplina mostra segni evidenti di criticità strutturali. Lo evidenzia anche il recente contributo del Gruppo di ricerca per un nuovo insegnamento della religione a scuola, pubblicato su Settimananews, secondo cui «l’obiettivo di offrire agli studenti una solida conoscenza della cultura religiosa (…) non può dirsi raggiunto», mentre emerge «un crescente analfabetismo religioso e biblico».
Fonte: https://www.settimananews.it/cultura/irc-necessario-cambiare/

Una riflessione particolarmente attuale, che tocca da vicino il mondo del lavoro e oltre 24.000 docenti di religione, di cui circa due terzi a tempo indeterminato. Un patrimonio umano e professionale che non può essere disperso, ma che va riconosciuto, tutelato e collocato con chiarezza nel futuro della scuola italiana.

Il nodo della professionalità: il docente IRC come risorsa e non come anomalia

La figura del docente IRC spesso vive una condizione di ambiguità istituzionale: pienamente inserita nella scuola dal punto di vista funzionale, ma ancora legata alla diocesi per la titolarità; disciplinarmente radicata, ma percepita come “a margine”; professionalmente preparata, ma priva di un pieno riconoscimento comparabile alle altre categorie di docenti.

L’attuale contesto scolastico – segnato da pluralismo religioso, nuovi bisogni formativi e dalla crescente centralità dei temi della cittadinanza – impone un salto di qualità. La Legge 92/2019, che introduce l’Educazione Civica come insegnamento trasversale obbligatorio, rappresenta in questo senso un’opportunità da cogliere.

Qualificazione aggiuntiva e integrazione con l’Educazione Civica: una proposta concreta

Una delle proposte emerse nel confronto nazionale riguarda l’introduzione di una qualificazione professionale aggiuntiva per i docenti IRC, che consenta di:

  • insegnare anche Educazione Civica come completamento orario;
  • integrare i contenuti delle due discipline, valorizzando la dimensione etica, culturale e interculturale già presente nell’IRC;
  • rafforzare la stabilità lavorativa, contribuendo alla copertura di ore e cattedre oggi frammentate;
  • consolidare l’identità professionale dei docenti dentro il sistema scolastico statale.

Una misura che non solo migliorerebbe l’organizzazione delle scuole, ma amplierebbe le tutele e le prospettive per migliaia di docenti.

Mapelli (SAIR): “Valorizzare, non disperdere: tutelare il futuro professionale dei docenti IRC”

La Segretaria Nazionale SAIR, Mariangela Mapelli, sottolinea con chiarezza la dimensione sindacale della questione:

«Dare maggiore professionalità ai docenti di religione si pone anche in un’ottica di tutela del lavoro futuro: significa rendere serena la professionalità di quasi 24.000 docenti, di cui circa i due terzi a tempo indeterminato. Si tratta di non sprecare le professionalità già presenti nella scuola, ma di valorizzarle.»

Un richiamo netto a considerare la trasformazione dell’IRC come una politica di protezione del lavoro, oltre che come un intervento culturale.

Favilla (FENSIR): “Non è un tradimento identitario, ma un futuro certo. Serve la titolarità nella scuola”

Il Segretario Generale FENSIR, Giuseppe Favilla, evidenzia un punto cruciale per la categoria:

«Collaborare a una maggiore qualificazione professionale non significa tradire la figura dell’IdR, bensì darle un futuro certo anche nella scuola di utilizzo. Questo percorso dovrà essere accompagnato dal superamento dell’attuale sistema di titolarità, trasferendo la titolarità dei docenti dalla diocesi alla scuola, alla stregua di tutti gli altri insegnanti.»

Favilla richiama così un tema storico per la categoria: la necessità di un riconoscimento pieno, che elimini asimmetrie oggi non più giustificabili.

Una professione da riconoscere, una disciplina da ripensare

La questione dell’IRC non è solo didattica: è una questione professionale, contrattuale e identitaria.
Il sistema scolastico possiede già al suo interno competenze preziose: docenti preparati, con formazione teologica, storico-religiosa, antropologica ed etico-sociale. Valorizzarli significa rafforzare la scuola, non indebolirla.

In quest’ottica, un nuovo statuto dell’insegnamento religioso – come proposto dal Gruppo di ricerca – deve prevedere:

  • pieno riconoscimento professionale dei docenti IRC;
  • integrazione con l’Educazione Civica;
  • superamento della facoltatività come ostacolo educativo;
  • valorizzazione del ruolo del docente come mediatore culturale e promotore di cittadinanza.

Conclusione: un’occasione da cogliere per la scuola e per il lavoro

Il rinnovamento dell’IRC rappresenta un’opportunità strategica per la scuola italiana e per migliaia di lavoratrici e lavoratori che ogni giorno garantiscono un servizio educativo fondamentale.

Sfruttare questa occasione significa:

  • offrire un futuro professionale certo ai docenti IRC;
  • dare stabilità e dignità a un’intera categoria;
  • costruire una scuola più coerente, inclusiva e moderna;
  • valorizzare un patrimonio professionale che non può essere disperso.

FENSIR e SAIR continueranno a sostenere con determinazione ogni percorso che vada in questa direzione, nel rispetto del lavoro svolto e delle prospettive future della categoria.

Di admin

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