La Ragioneria Territoriale dello Stato di Como-Sondrio al centro delle anomalie contrattuali. Un documento ufficiale conferma la richiesta di modifica di un contratto da 25 a 24 ore. FENSIR–SAIR denuncia le conseguenze economiche, contributive e previdenziali e invita tutti gli insegnanti di religione assunti in ruolo nel 2025 e nel 2026 a verificare i propri contratti.
Non si tratta di episodi isolati: diversi casi già affrontati da FENSIR
FENSIR–SAIR denuncia una preoccupante situazione nella gestione dei contratti a tempo indeterminato dei docenti di religione cattolica della scuola dell’infanzia, emersa nella provincia di Como e riguardante istituzioni scolastiche afferenti alle diocesi di Como e Milano.
Sono più i casi giunti all’attenzione del sindacato nei quali contratti che avrebbero dovuto prevedere un rapporto a tempo pieno di 25 ore settimanali sono stati invece configurati come rapporti part-time di 24 ore su 25, senza che i docenti interessati avessero presentato una specifica richiesta.
Secondo quanto emerso dalle vicende seguite da FENSIR–SAIR, la Ragioneria Territoriale dello Stato di Como-Sondrio avrebbe fornito indicazioni telefoniche a diversi dirigenti scolastici affinché i contratti degli insegnanti di religione della scuola dell’infanzia venissero rapportati a 24 ore anziché 25.
Una prassi che desta forte preoccupazione, non soltanto per le modalità con le quali sarebbero state impartite le indicazioni, ma soprattutto per le conseguenze giuridiche ed economiche sui lavoratori.
La conferma ufficiale: la Ragioneria ha richiesto la riduzione del contratto
In uno dei casi seguiti dal sindacato, l’intervento della Ragioneria Territoriale dello Stato trova un preciso riscontro documentale.
Con una comunicazione ufficiale del 20 ottobre 2026, trasmessa in risposta a una diffida FENSIR, un’istituzione scolastica della provincia di Como ha ricostruito la vicenda contrattuale di una docente assunta a tempo indeterminato dal 1° settembre 2025.
Il contratto originario prevedeva correttamente 25 ore settimanali ed era stato regolarmente vistato dalla Ragioneria Territoriale dello Stato il 17 novembre 2025.
Successivamente, tuttavia, lo stesso ufficio ha richiesto la modifica del contratto a 24 ore.
La comunicazione ufficiale dell’istituzione scolastica afferma testualmente:
«Successivamente la stessa RTS ha richiesto la modifica del contratto a 24 ore, con tanto di visto di conformità successivo».
Si tratta di un passaggio particolarmente significativo: la stessa Ragioneria che aveva inizialmente vistato il contratto a tempo pieno ne ha successivamente richiesto la modifica, determinando la formalizzazione di un rapporto a tempo parziale non richiesto dalla lavoratrice.
A seguito dell’intervento sindacale, l’istituzione scolastica ha riconosciuto l’anomalia, comunicando l’avvio della rettifica del rapporto di lavoro a tempo pieno di 25 ore settimanali, con decorrenza dal 1° settembre 2026, secondo quanto definito per il caso specifico.
Non siamo, dunque, davanti a una semplice interpretazione sindacale: esiste un documento ufficiale che conferma la richiesta di modifica contrattuale proveniente dalla Ragioneria Territoriale dello Stato.
Una sola ora in meno può significare oltre 100 euro al mese di perdita
La questione non riguarda soltanto la corretta formulazione del contratto, ma produce conseguenze economiche concrete.
Passare da 25/25 a 24/25 significa ridurre del 4% il rapporto di lavoro e le componenti retributive soggette al riproporzionamento.
Per comprendere la portata del problema, è sufficiente considerare che, su una retribuzione lorda mensile di riferimento di 2.500 euro, una riduzione del 4% comporta una perdita di circa 100 euro lordi al mese.
Per retribuzioni superiori, la perdita cresce proporzionalmente.
| Retribuzione lorda mensile di riferimento | Perdita mensile del 4% | Perdita su 13 mensilità |
|---|---|---|
| 2.300 € | 92 € | 1.196 € |
| 2.500 € | 100 € | 1.300 € |
| 2.750 € | 110 € | 1.430 € |
| 3.000 € | 120 € | 1.560 € |
| 3.200 € | 128 € | 1.664 € |
Simulazione indicativa: gli importi effettivi dipendono dalle voci retributive riproporzionabili e dalla posizione stipendiale del docente.
Si tratta di cifre tutt’altro che trascurabili, soprattutto se la riduzione contrattuale si protrae per più anni.
Le conseguenze sulla tredicesima, sul TFR e sulla pensione
Il danno non si esaurisce con la riduzione dello stipendio mensile.
La trasformazione non richiesta del contratto a tempo pieno in un rapporto part-time può determinare:
- Una tredicesima mensilità ridotta, con una perdita proporzionale alla retribuzione utile.
- Un minore trattamento di fine rapporto (TFR), a causa della riduzione della base retributiva utilizzata per gli accantonamenti.
- Una riduzione dell’imponibile contributivo previdenziale, con possibili conseguenze sul montante contributivo e sul futuro trattamento pensionistico.
- Ripercussioni sugli ulteriori istituti economici collegati alla retribuzione e alla percentuale di servizio.
È importante distinguere le perdite retributive immediate dai riflessi previdenziali e sul TFR, che costituiscono effetti ulteriori da quantificare individualmente.
Una riduzione apparentemente minima, pari a una sola ora settimanale, può quindi determinare nel tempo un danno economico complessivo di migliaia di euro.
La normativa è chiara: 24 ore frontali non significano part-time
La disciplina contrattuale stabilisce che il rapporto a tempo pieno dei docenti della scuola dell’infanzia sia di 25 ore settimanali.
Per gli insegnanti di religione cattolica, il Ministero della Pubblica Istruzione è intervenuto con la nota prot. n. 20530 del 29 ottobre 2007, chiarendo che la presenza di un numero inferiore di ore di insegnamento frontale non determina automaticamente l’esistenza di un rapporto di lavoro a tempo parziale.
Gli eventuali residui orari devono essere utilizzati per le attività previste dal Piano dell’offerta formativa.
Pertanto, il docente IRC della scuola dell’infanzia può svolgere 24 ore di insegnamento frontale e un’ora destinata alle attività previste dal PTOF, mantenendo regolarmente un contratto di lavoro a tempo pieno di 25 ore su 25.
La trasformazione in part-time richiede il rispetto della relativa disciplina e non può essere disposta automaticamente in assenza di una specifica richiesta volontaria del lavoratore.
FENSIR chiede chiarimenti alla Ragioneria Territoriale dello Stato di Como-Sondrio
Alla luce delle diverse situazioni già affrontate, FENSIR–SAIR ritiene indispensabile che la Ragioneria Territoriale dello Stato di Como-Sondrio chiarisca formalmente le indicazioni impartite alle istituzioni scolastiche.
Occorre accertare quanti contratti siano stati modificati sulla base delle medesime indicazioni, quali siano state le motivazioni amministrative e quanti docenti possano aver subito una riduzione indebita della propria retribuzione.
Il sindacato ritiene necessario procedere alla verifica delle posizioni interessate e alla regolarizzazione dei contratti non conformi, garantendo, ove spettante, anche il riconoscimento delle differenze economiche e contributive.
Non è accettabile che indicazioni amministrative, peraltro riferite come comunicate telefonicamente, possano produrre modifiche sostanziali dei rapporti di lavoro senza una richiesta del docente interessato.
L’appello ai docenti IRC assunti nel 2025 e nel 2026: controllate i vostri contratti
FENSIR–SAIR invita tutti gli insegnanti di religione cattolica della scuola dell’infanzia assunti a tempo indeterminato con decorrenza 1° settembre 2025 o 1° settembre 2026 a verificare immediatamente il proprio contratto individuale di lavoro.
In particolare, è necessario verificare che:
- Il contratto riporti un rapporto a tempo pieno di 25 ore su 25.
- Non sia stata applicata una riduzione a 24 ore su 25 o ad altro orario inferiore.
- Un eventuale rapporto part-time sia supportato da una specifica domanda scritta e volontaria del docente interessato.
- Non siano intervenute modifiche contrattuali su richiesta della Ragioneria Territoriale dello Stato senza una domanda di trasformazione del rapporto di lavoro.
Qualora sia presente una riduzione anche di una sola ora, senza che il docente abbia mai richiesto il part-time, è necessario rivolgersi tempestivamente a FENSIR–SAIR.
Il sindacato provvederà a verificare la documentazione e a valutare le iniziative necessarie per il ripristino della corretta posizione contrattuale, compreso l’eventuale recupero delle differenze retributive e contributive spettanti.
Favilla (FENSIR): «Non sono errori innocui. Una sola ora in meno incide su stipendio, tredicesima e pensione»
«Le situazioni che stiamo affrontando dimostrano che non siamo davanti a un episodio isolato.
Abbiamo acquisito anche una comunicazione ufficiale nella quale un dirigente scolastico conferma espressamente che la riduzione del contratto da 25 a 24 ore è stata richiesta dalla Ragioneria Territoriale dello Stato.
La questione è estremamente seria, perché riguarda lavoratori che hanno ottenuto l’immissione in ruolo e che si ritrovano con un contratto a tempo parziale mai richiesto.
Un’ora in meno non è un dettaglio amministrativo: può significare oltre 100 euro lordi al mese di perdita, con conseguenze sulla tredicesima, sui contributi previdenziali e sul trattamento di fine rapporto.
Chiediamo che la Ragioneria Territoriale dello Stato di Como-Sondrio chiarisca le indicazioni fornite alle istituzioni scolastiche e che siano verificate tutte le posizioni contrattuali interessate.
Invitiamo i docenti di religione della scuola dell’infanzia, immessi in ruolo nel 2025 e nel 2026, a controllare attentamente i propri contratti.
FENSIR–SAIR continuerà a intervenire per garantire il pieno rispetto della normativa e la tutela dei diritti economici e previdenziali dei lavoratori».
Per segnalazioni, verifiche contrattuali e richieste di assistenza sindacale: segreteria@sairsindacato.it

