L’IRC e la sfida educativa della sostenibilità

Con il numero di aprile 2026, Agorà IRC si inserisce con decisione nel dibattito educativo contemporaneo, offrendo un contributo qualificato sul tema della sostenibilità e sul ruolo specifico dell’Insegnamento della Religione Cattolica nella formazione integrale della persona.

Il presente numero nasce dalla consapevolezza che «le crisi ambientale, sociale e relazionale sono dolorosamente evidenti» (Cinzia Paiuzza, p. 4) e che la scuola è chiamata a promuovere una rinnovata cultura della responsabilità e della cura. In questa prospettiva, l’IRC si configura come uno spazio privilegiato per educare a uno sguardo capace di cogliere l’unità e la fragilità del creato, superando logiche di dominio e aprendosi a una visione di fraternità e interconnessione.

L’editoriale richiama efficacemente l’“effetto veduta di insieme”, quell’esperienza che porta a percepire la Terra «come una realtà unica… piccola, fragile… bisognosa di protezione e di cura» (Cinzia Paiuzza, p. 4), offrendo una potente metafora educativa per orientare l’azione didattica verso una coscienza ecologica integrale. In questo orizzonte, l’IRC è chiamato a contribuire allo sviluppo delle competenze di cittadinanza e alla costruzione di un’etica del limite e della responsabilità.

Le progettazioni didattiche presentate nel numero declinano concretamente questa sfida educativa nei diversi ordini di scuola. Nella scuola dell’infanzia, il percorso sulla “scintilla di vita” accompagna i bambini a scoprire «la vita nella sua fragilità» e a maturare un cambiamento profondo, passando «dall’essere padrone/distruttore all’essere ospite/custode» (Donatella Corveddu – Martina Ricca, p. 10). Nella scuola primaria, l’unità “Educati ad educare alla cura” promuove comportamenti responsabili attraverso attività laboratoriali e cooperative, con l’obiettivo di sviluppare «una consapevolezza autentica della salvaguardia dell’habitat inteso come bene comune» (Maria Bonfitto – Simone Di Pinto, p. 11).

Nella secondaria di primo grado, il percorso “Tutto il bello che c’è” propone di educare alla cura attraverso la meraviglia e la bellezza, nella convinzione che «l’apertura allo stupore… faccia scaturire in maniera spontanea un atteggiamento di sobrietà e cura» (Loredana Giamei – Cinzia Paiuzza, p. 14). Attraverso metodologie partecipative e creative, gli studenti sono accompagnati a maturare uno sguardo nuovo sul mondo, capace di generare speranza e responsabilità.

Per la scuola secondaria di secondo grado, la progettazione “Bio-contemplattivi” affronta il tema della biodiversità come responsabilità globale, alla luce dell’ecologia integrale, sottolineando che «tutto è connesso» (Sebastiano Casalunga et al., p. 17) e invitando gli studenti a interrogarsi criticamente sulle sfide ambientali contemporanee attraverso strumenti come il debate.

Accanto ai percorsi progettuali, il contributo sul Metodo Appunti approfondisce il concetto di competenza, evidenziando come essa sia «l’insieme di conoscenze, abilità e atteggiamenti… che rendono capaci di gestire… questioni reali» (Riccardo Guida, p. 6), orientando così la progettazione didattica verso lo sviluppo di competenze autentiche e personali.

Le rubriche completano il quadro con approfondimenti di rilievo: dalla riflessione sull’elezione di Israele, interpretata in chiave universalistica, all’analisi dello stato giuridico dell’insegnante di religione cattolica, figura «unica nel panorama scolastico italiano» (Sebastiano Casalunga, p. 22), fino alla valorizzazione di esperienze significative come quella del Circolo Laudato Si’, presentata come modello di didattica trasformativa e di impegno nel territorio.

Questo numero di Agorà IRC si propone dunque come uno strumento di lavoro e di riflessione per i docenti, offrendo piste operative e chiavi interpretative per affrontare la sfida della sostenibilità in una prospettiva educativa integrale. L’IRC emerge come disciplina capace di coniugare sapere e senso, conoscenza e responsabilità, contribuendo alla formazione di persone consapevoli, chiamate ad abitare il mondo non come padroni, ma come custodi.

Giuseppe Favilla
Direttore Responsabile

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