Le posizioni di Mariangela Mapelli, segretaria nazionale SAIR, e Giuseppe Favilla, segretario generale FENSIR. Dalle richieste del 2023 agli emendamenti al Decreto scuola: più posti di ruolo e concorsi regolari per impedire che si ripetano decenni di precarietà.
L’aumento dell’organico di ruolo degli insegnanti di religione cattolica è una rivendicazione che attraversa da anni la categoria. Nasce dall’esperienza di migliaia di docenti che hanno garantito il servizio nelle scuole, investito nella propria formazione e assunto responsabilità educative, continuando a vivere nell’incertezza dei contratti annuali.
È una battaglia sostenuta nelle associazioni, nelle organizzazioni sindacali, nelle assemblee, nei dibattiti e nelle manifestazioni. Una richiesta di stabilità e dignità professionale alla quale hanno contribuito persone e realtà diverse.
Questa battaglia non appartiene in esclusiva a una sigla e non può essere riassunta nel merito di un solo uomo. Appartiene ai docenti che l’hanno portata avanti, a chi ha elaborato proposte, a chi ha rappresentato le difficoltà della categoria nelle sedi istituzionali e a chi ha continuato a credere nel valore della disciplina e nella professionalità dei suoi insegnanti.
Oggi il percorso di conversione del decreto-legge 30 settembre 2026, n. 170, attraverso il disegno di legge n. 2053, offre una nuova occasione per tradurre questa richiesta in una modifica legislativa. Il provvedimento è all’esame del Senato: l’esito delle proposte dovrà trovare conferma nel percorso parlamentare.
La proposta di modifica n. 7.81, firmata da Bucalo, Pogliese e Russo, interviene sull’articolo 2 della legge n. 186 del 2003, prevedendo l’aumento progressivo della quota dell’organico di ruolo:
- all’80% dal 1° settembre 2027;
- al 90% dal 1° settembre 2028;
- al 95% dal 1° settembre 2029.
La proposta estende inoltre agli anni scolastici 2027/2028 e 2028/2029 l’applicazione della disposizione sulle assunzioni richiamata nell’articolo 1-bis, comma 2-bis, del decreto-legge n. 126 del 2019. Il testo dell’emendamento è consultabile sul sito del Senato.
Si tratta di un intervento significativo perché affronta il limite del 70% dei posti complessivamente funzionanti previsto dalla legge n. 186/2003 per la determinazione dell’organico di ruolo. Ampliare quella quota significa rendere una parte maggiore dei posti utilizzabile per le stabilizzazioni. È una modifica distinta dalla ripartizione delle assunzioni tra concorso ordinario e procedura straordinaria, sebbene entrambe incidano sulle prospettive dei candidati.
In questo percorso si colloca anche l’azione documentata di FENSIR e SAIR, che hanno più volte chiesto di intervenire sulla consistenza dell’organico destinato al tempo indeterminato.
Già il 17 aprile 2023, nel comunicato dedicato all’attesa dei bandi IRC, Giuseppe Favilla, segretario generale FENSIR, richiamava la necessità di aumentare la quota dal 70% al 95%. Il suo intervento poneva esplicitamente il problema della scelta legislativa: «Finché la politica non avrà il coraggio di modificare l’organico per il tempo indeterminato (dal 70 al 95%)». Favilla collegava a quella modifica la possibilità di ridurre concretamente l’attesa per il ruolo, avvertendo che il solo concorso avrebbe lasciato molti colleghi ancora precari.
Un passaggio importante fu l’incontro del 28 giugno 2023 al Ministero dell’Istruzione e del Merito. La delegazione SAIR, composta da Giuseppe Favilla, Attilio Piacente, Monica Bergamaschi ed Emiliana De Luca, incontrò Franca Romagnoli, delegata della sottosegretaria Paola Frassinetti.
Tra le richieste presentate figurava la possibilità di consentire lo scorrimento degli idonei del concorso 2004 sul 100% dell’organico, superando il limite del 70% nelle regioni in cui erano ancora presenti. Era una proposta specifica per questi docenti, distinta dalla contestuale richiesta di aumentare la quota riservata al concorso straordinario. Anche in quella sede, dunque, il superamento dei vincoli sull’organico era stato posto direttamente all’attenzione ministeriale.
La richiesta di deroga al 70% tornò nel comunicato del 30 ottobre 2023 e nelle iniziative di mobilitazione del successivo novembre, con l’obiettivo di permettere agli idonei del 2004 la stabilizzazione sul posto già occupato con incarico annuale.
Nel 2025, FENSIR e SAIR continuarono a collegare il superamento della precarietà alla revisione della legge n. 186/2003. Nell’intervento pubblicato il 18 aprile su La Tecnica della Scuola, Mariangela Mapelli e Giuseppe Favilla richiamavano la necessità di modificare l’articolo 2 e superare la quota strutturalmente esclusa dal ruolo.
Il 20 maggio 2025, Mariangela Mapelli, segretaria nazionale SAIR, esprimeva chiaramente l’obiettivo: «Avremmo preferito che le assunzioni si effettuassero sul 100% dei posti vacanti». Nello stesso intervento chiedeva di superare i vincoli dell’articolo 2 della legge n. 186/2003, evidenziando l’insufficienza di misure che lasciassero invariata la quota del 70%.
Il 18 giugno 2025, Mapelli tornava sul problema, collegando le prospettive di stabilizzazione alla necessità di intervenire sul mantenimento del 30% dei posti a tempo determinato.
La stessa linea proseguì nel 2026. Il 21 giugno, Mapelli osservava: «Con questi concorsi non si è estinto il precariato». La segretaria nazionale SAIR richiamava l’attenzione sui molti insegnanti destinati a proseguire il servizio con incarichi annuali e sui tempi ancora necessari per la loro stabilizzazione. Nello stesso intervento, FENSIR–SAIR chiedeva di superare il limite del 70% e ampliare l’organico fino a comprendere tutti i posti stabilmente necessari.
Il 26 giugno, Mapelli segnalava il rischio di blocco delle assunzioni nelle diocesi in cui la quota di ruolo risultava già satura. Gli interventi del 3 e del 22 luglio insistevano poi sulla stabilizzazione e sull’accelerazione degli scorrimenti delle graduatorie straordinarie.
Il 23 luglio 2026, Giuseppe Favilla ribadiva un punto essenziale: «Sappiamo bene che il precariato non può essere cancellato con un semplice provvedimento». Alla denuncia dei limiti del sistema si accompagnava la richiesta di portare progressivamente nell’organico stabile il 100% dei posti effettivamente funzionanti e necessari, insieme a un piano pluriennale di assunzioni.
Il 25 agosto 2026, il caso lombardo offriva un’ulteriore occasione per sollevare il problema: FENSIR–SAIR segnalava 40 assunzioni in meno rispetto al contingente autorizzato, riconducendole alla saturazione della quota del 70% in alcuni ambiti e chiedendo una revisione della normativa.
Questi passaggi documentano la continuità dell’impegno di FENSIR e SAIR. Ricordarli significa riconoscere un contributo a una battaglia collettiva, senza cancellare quello delle altre organizzazioni, delle associazioni professionali e dei singoli docenti.
Se gli emendamenti saranno accolti nella conversione del decreto-legge n. 170/2026, sarà una vittoria di tutti gli insegnanti di religione e di quanti hanno contribuito a questa battaglia, non il successo personale di un solo uomo.
Ai parlamentari che sostengono le modifiche andrà riconosciuto il lavoro legislativo; alle associazioni e alle organizzazioni sindacali il contributo alla loro elaborazione e promozione. Al centro dovranno rimanere i docenti, perché sono le loro vite, il loro lavoro e il loro futuro a essere in discussione.
Occorre però essere altrettanto chiari: l’aumento dell’organico non cancellerà da solo il precariato. Anche il completo scorrimento delle graduatorie straordinarie e ordinarie, con la stabilizzazione di una platea stimata in circa 8.000 docenti ancora in attesa, dovrà essere accompagnato da un sistema di reclutamento regolare. Senza questa continuità, negli anni successivi si formeranno nuove generazioni di precari.
Su questo punto, nell’intervento del 21 giugno 2026, Giuseppe Favilla, per FENSIR–SAIR, aveva indicato la necessità di cambiare stabilmente la programmazione: «Occorre programmare concorsi ordinari con cadenza biennale o triennale». Una richiesta collegata al ricambio generazionale e alla prevenzione di nuovo precariato.
La prospettiva deve dunque comprendere concorsi banditi regolarmente ogni tre anni, procedure concluse entro tempi certi e immissioni in ruolo annuali sui posti vacanti e disponibili, tenendo conto dei pensionamenti e del fabbisogno delle scuole.
La cadenza triennale era già prevista dall’articolo 3, comma 2, della legge 18 luglio 2003, n. 186, la stessa legge che ha disciplinato lo stato giuridico degli insegnanti di religione e istituito i relativi ruoli. La richiesta riguarda quindi anche l’effettiva attuazione di una previsione legislativa presente da oltre vent’anni.
Tra il concorso del 2004 e le nuove procedure bandite nel 2024 sono trascorsi vent’anni, come riconosciuto dallo stesso Ministero. Un intervallo che ha privato la categoria della regolarità del reclutamento necessaria a costruire prospettive professionali credibili.
Un’intera generazione ha sopportato le conseguenze di questa attesa, con percorsi personali di precarietà arrivati anche a 25 anni e oltre, considerando il servizio svolto già prima del 2003. Docenti che hanno continuato a insegnare, formarsi e accompagnare generazioni di studenti, mentre la propria stabilità lavorativa rimaneva sospesa.
Questa esperienza non deve ripetersi. L’ampliamento dell’organico deve dare risposta a chi attende oggi e contribuire a costruire un percorso ordinario per chi insegnerà domani. Le dichiarazioni di Mapelli e Favilla richiamano entrambe questa esigenza: affrontare il precariato accumulato e impedire che il sistema continui a produrne altro.
L’eventuale approvazione degli emendamenti sarà una conquista collettiva importante, alla quale dovrà seguire un impegno concreto sulla continuità delle assunzioni. Apparterrà anche a chi ha partecipato alle assemblee e alle manifestazioni, a chi ha sostenuto il confronto pubblico e a chi ha continuato a lavorare con responsabilità, affrontando le conseguenze personali e familiari dell’incertezza contrattuale.
È questo il significato della lotta, del sacrificio e del “credo” nel valore della disciplina e nella dignità dei professionisti che la insegnano: ottenere che alla fiducia riposta nella scuola corrispondano stabilità, diritti e prospettive di lavoro certe.
FENSIR – SAIR

