L’annullamento delle graduatorie dei concorsi ordinari per l’insegnamento della religione cattolica nelle Marche rappresenta un passaggio che lascia dietro di sé non solo atti amministrativi da rifare, ma soprattutto una profonda ferita nella fiducia dei candidati verso l’istituzione scolastica.

I decreti dell’Ufficio Scolastico Regionale hanno infatti sancito l’annullamento in autotutela delle graduatorie sia per la scuola secondaria sia per l’infanzia e primaria, a seguito di un’irregolarità ritenuta non sanabile nello svolgimento delle prove orali. In particolare, è stato accertato che la commissione non ha proceduto all’estrazione dei quesiti da sottoporre ai candidati, come invece previsto dal bando .

Un errore formale, certo, ma dalle conseguenze sostanziali enormi: tutto da rifare.

Delusione e sconcerto tra i candidati

Dietro la freddezza delle formule giuridiche si nasconde una realtà ben più amara. Centinaia di candidati avevano affrontato mesi — spesso anni — di studio, preparazione e sacrifici personali. Avevano investito tempo, risorse economiche, energie emotive.

E oggi si ritrovano improvvisamente riportati al punto di partenza.

Non è solo delusione. È sconcerto. È la sensazione di aver partecipato a una procedura che non ha garantito fino in fondo quelle regole di trasparenza e correttezza che lo stesso Stato richiede ai suoi cittadini.

Per molti, questo annullamento non è soltanto un atto amministrativo necessario, ma il simbolo di un sistema che non è stato in grado di tutelare adeguatamente il loro impegno.

Un errore che pesa sull’amministrazione

È giusto ribadire che l’annullamento in autotutela è uno strumento previsto dall’ordinamento per ristabilire la legalità. Tuttavia, ciò non esime dal porre una domanda cruciale: come è stato possibile arrivare a questo punto?

L’irregolarità riscontrata non riguarda un dettaglio marginale, ma un elemento centrale della procedura concorsuale. Il mancato rispetto delle modalità di estrazione dei quesiti non è un’imprecisione trascurabile, bensì una violazione delle regole che garantiscono equità tra i candidati.

Questo solleva interrogativi seri sulla fase di organizzazione e controllo delle commissioni esaminatrici.

Il commento del SAIR

Sul punto è intervenuta con fermezza la Segretaria nazionale del SAIR, Mariangela Mapelli, che ha dichiarato:

«È indispensabile che l’amministrazione, prima ancora di procedere alle nomine, si assicuri che presidenti e commissari siano pienamente edotti sui contenuti del bando e sulle modalità operative previste. Situazioni come questa evidenziano una preoccupante superficialità e rappresentano una mancanza di rispetto nei confronti dei partecipanti.»

Parole che colgono il cuore del problema: non si tratta solo di correggere un errore, ma di evitare che errori così gravi possano verificarsi.

Superficialità e rispetto: una questione aperta

Quanto accaduto nelle Marche pone una questione più ampia che va oltre il singolo concorso.

Quando una procedura pubblica fallisce per errori evitabili, il danno non è solo amministrativo. È un danno di fiducia. È un segnale di fragilità organizzativa.

E, soprattutto, è una mancanza di rispetto verso chi ha creduto nella correttezza del sistema.

Perché chi partecipa a un concorso pubblico non chiede favori: chiede regole chiare, applicate con rigore e competenza.

Ripartire, ma con responsabilità

Ora si dovrà ripartire: nuove commissioni, nuove prove orali, nuovi tempi. Ma non può essere una semplice ripetizione tecnica.

Serve un cambio di passo. Serve un’assunzione di responsabilità chiara. Serve garantire che ogni fase della procedura sia gestita con la massima attenzione.

Perché il rischio, altrimenti, è che insieme alle graduatorie venga annullata anche la credibilità del sistema.

E quella, a differenza di un concorso, non si ricostruisce con un nuovo decreto.

Di admin

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